Essere amministratore senza compenso in una SRL è una scelta possibile e, in molti casi, strategica per ridurre i costi aziendali. Tuttavia, comporta anche precisi obblighi fiscali e formali. Continua a leggere per scoprire:
- cosa significa essere amministratore senza compenso;
- le condizioni necessarie per svolgere il ruolo gratuitamente;
- le implicazioni per svolgere la funzione di amministratore di SRL gratuitamente.
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Si può fare l’amministratore di SRL anche gratis?
- Cosa significa essere un amministratore senza compenso?
- Esempio pratico di amministratore senza compenso
- Quali sono condizioni per nominare un amministratore SRL senza compenso
- Amministratore senza compenso: obbligo di documentazione accurata
- Amministratore senza compenso e rimborsi spese: cosa è possibile
- Quando conviene scegliere un amministratore senza compenso
- Meglio un amministratore senza compenso o retribuito?
- FAQ le risposte alle tue domande
Cosa significa essere un amministratore senza compenso?
L’amministratore di una SRL è la figura che gestisce e rappresenta legalmente la società, assumendo decisioni strategiche e operative.
Sebbene la legge preveda che l’amministratore possa ricevere un compenso per la sua attività (articolo 2389 del Codice Civile), non è obbligatorio: l’incarico può infatti essere svolto a titolo gratuito, purché la gratuità sia espressamente deliberata e documentata.
In altre parole, un amministratore senza compenso esercita tutte le funzioni gestionali previste dal suo ruolo, ma rinuncia volontariamente al diritto di ricevere un emolumento.
Differenza tra compenso e retribuzione
Il compenso amministratore è specifico per l’incarico e non va confuso con lo stipendio da dipendente o altri redditi (anche se si può essere amministratore e dipendente anche della stessa SRL).
Compenso amministratore, obbligatorio o facoltativo?
La legge non impone che l’amministratore deve essere pagato.
Il compenso amministratore è facoltativo: può essere previsto dallo statuto o deliberato dall’assemblea, ma non è un requisito necessario per la validità della nomina.
La scelta di rinunciare al compenso è comune tra:
- startup o piccole SRL che vogliono contenere i costi iniziali;
- società familiari, dove i soci amministratori preferiscono reinvestire gli utili;
- amministratori che percepiscono già redditi da altre fonti (es. lavoro o partecipazioni).
Perché questa scelta
Questa scelta può dipendere da diversi motivi:
- la necessità di ridurre i costi aziendali, soprattutto nelle fasi iniziali di attività o in presenza di utili limitati;
- se l’amministratore è anche socio e preferisce remunerarsi attraverso altri strumenti, come dividendi, welfare o rimborsi spese.
Esempio pratico di amministratore senza compenso
Un caso tipico è quello di una nuova SRL fondata da giovani imprenditori che decidono di nominare uno dei soci come amministratore senza compenso, per concentrare le risorse su sviluppo e marketing.
In questo modo:
- la società riduce i costi fissi;
- l’amministratore non percepisce reddito imponibile;
- la SRL può comunque rimborsare le spese sostenute per l’attività.
La rinuncia al compenso deve però essere formalizzata correttamente per evitare che l’Agenzia delle Entrate consideri la scelta elusiva.
Quali sono condizioni per nominare un amministratore SRL senza compenso
L’amministratore può gestire una SRL senza compenso solo se rispetta alcune condizioni.
1. Nessun obbligo di retribuzione, ma serve coerenza statutaria
Non esiste un obbligo legale di remunerare gli amministratori, ma lo statuto societario non deve prevedere diversamente.
Se lo statuto impone un compenso, la clausola deve essere modificata con delibera assembleare.
2. Nomina e delibera ufficiale
L’assemblea dei soci deve deliberare formalmente la nomina dell’amministratore e la sua rinuncia al compenso. La nomina senza compenso deve essere accettata dall’amministratore.
In mancanza di delibera scritta, l’amministratore agisce a rischio di contestazioni fiscali.
3. Validità legale riconosciuta
La Corte di Cassazione (sentenza n. 18643/2018) ha confermato che la rinuncia al compenso è legittima se espressa chiaramente e in conformità alle norme del Codice Civile.
Amministratore senza compenso: obbligo di documentazione accurata
La gratuità del mandato amministrativo deve essere dimostrabile.
Tutto deve essere messo per iscritto: verbali societari, lettere di nomina e ogni comunicazione ufficiale che specifichi l’assenza di retribuzione.
Perché serve documentare tutto
Una mancata formalizzazione può portare l’Agenzia delle Entrate a:
- contestare la gratuità del mandato;
- ipotizzare compensi occulti o elusione fiscale;
- negare la deducibilità di eventuali spese.
Per questo, ogni decisione deve essere accompagnata da documentazione chiara e conservata nel libro verbali.
Amministratore senza compenso e rimborsi spese: cosa è possibile
Un amministratore senza compenso può comunque ricevere rimborsi spese per i costi sostenuti nell’interesse della società – ma solo se documentati.
Spese rimborsabili
- Viaggi di lavoro (con ricevute carburante o biglietti);
- Pasti o pernottamenti durante trasferte aziendali;
- Acquisti di materiali o strumenti utili all’attività.
I rimborsi non costituiscono compenso se adeguatamente giustificati e registrati nella contabilità aziendale.
Quando conviene scegliere un amministratore senza compenso
Optare per un amministratore non retribuito può essere vantaggioso in alcune fasi della vita aziendale, ma non sempre rappresenta la soluzione più efficiente.
Vantaggi principali
- Riduzione dei costi aziendali: utile soprattutto per startup o SRL in crescita;
- Maggiore liquidità da reinvestire in attività produttive;
- Semplificazione fiscale in caso di amministratori già retribuiti altrove.
Ma attenzione alle opportunità fiscali perse
Un compenso amministratore, se pianificato correttamente, può diventare un strumento di ottimizzazione fiscale:
è infatti deducibile ai fini IRES, riducendo la base imponibile e, di conseguenza, l’imposta dovuta (al 24%).
In molti casi, quindi, prevedere un compenso moderato può essere più efficiente di una rinuncia totale.
Meglio un amministratore senza compenso o retribuito?
La scelta tra amministratore senza compenso e amministratore retribuito dipende dalla strategia fiscale e dalla fase di crescita dell’impresa.
In sintesi:
- Sì alla gratuità se l’obiettivo è contenere i costi e la decisione è ben documentata.
- Meglio il compenso se si punta alla pianificazione fiscale e alla deduzione IRES.
In ogni caso, è sempre consigliabile valutare la soluzione con un consulente fiscale esperto, per bilanciare vantaggi e rischi.
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FAQ le risposte alle tue domande
Il compenso dell’amministratore non è fissato da un importo minimo, ma dovrebbe essere proporzionato alla grandezza e alla complessità della società. In alternativa, si può concordare la gratuità dell’incarico, inserendo questa condizione nello statuto della società e nell’atto di nomina dell’amministratore.
Il compenso amministratori può essere stabilito direttamente dallo statuto della società o deciso dall’assemblea ordinaria dei soci.
Un amministratore di SRL che non è anche dipendente paga i contributi alla Gestione Separata INPS. Fino a 18.415€, il contributo è fisso a 4.515,43€. Oltre questa soglia, l’aliquota applicata è tra il 24% e il 25,48% sul reddito eccedente.
L’amministratore senza compenso non è obbligato a versare i contributi INPS. In questo caso, la sua posizione è equiparata a quella di un socio di capitale, che percepisce solo redditi da capitale.
Per nominare un amministratore senza compenso è necessario che la gratuità dell’incarico sia espressamente prevista dai soci, tramite indicazione nell’atto costitutivo o con specifica delibera assembleare accettata dall’amministratore.
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