Dal 2026, con la nuova Legge di Bilancio, la soglia di esenzione dei buoni pasto viene aumentata, rendendoli ancora più convenienti per aziende, dipendenti e amministratori.
I buoni pasto sono un servizio sostitutivo di mensa: per l’azienda restano un costo interamente deducibile ai fini IRES e IRAP, con IVA detraibile. Per dipendenti e amministratori diventano uno strumento ancora più efficace per aumentare il netto in tasca, grazie a limiti di esenzione più elevati rispetto al passato.
In pratica, consentono di incrementare il potere d’acquisto senza subire il cuneo fiscale, trasformando un costo aziendale in un beneficio immediato e fiscalmente efficiente.
Continua a leggere per scoprire cosa sono, come funzionano e come riducono le tasse della tua impresa.
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Perché riducono le tasse?
- Cosa sono i buoni pasto
- Come funzionano i buoni pasto
- Aumento in busta paga vs. buoni pasto: quale soluzione scegliere?
- Deducibilità e limiti 2026: elettronici vs cartacei
- Soggetti beneficiari: a chi spettano i buoni pasto?
- Buoni pasto per partite IVA e ditte individuali (senza dipendenti): deducibilità e limiti 2026
- Perché utilizzare i buoni pasto?
- FAQ buoni pasto: le risposte alle tue domande
Cosa sono i buoni pasto
I buoni pasto non sono semplice “denaro aggiuntivo” in busta paga, ma rappresentano un servizio sostitutivo di mensa. Non sono denaro contante, ma documenti (cartacei o digitali) che danno al possessore il diritto di ricevere un servizio o beni alimentari per un valore specifico.
Caratteristiche principali
I buoni pasto:
- non sono convertibili in denaro (non danno diritto al resto);
- non sono cedibili (sono strettamente personali);
- non sono commerciabili.
Tipologie di buoni pasto
Esistono due principali formati:
- buoni pasto cartacei: distribuiti in carnet staccabili;
- buoni pasto elettronici: caricati su tessere ricaricabili con microchip. Quelli digitali offrono maggiore praticità, tracciabilità e accettazione anche online.
Come funzionano i buoni pasto
Le aziende acquistano i buoni dalle società e li erogano ai dipendenti, tipicamente uno per giorno lavorativo. I lavoratori li usano per acquisti alimentari.
Dove si possono utilizzare?
Possono essere spesi per:
- la classica pausa pranzo (ristoranti, trattorie, bar, tavole calde);
- l’acquisto di prodotti alimentari pronti al consumo (gastronomie, rosticcerie);
- l’acquisto di prodotti alimentari nei supermercati.
Aumento in busta paga vs. buoni pasto: quale soluzione scegliere?
Quando un’impresa vuole riconoscere un beneficio economico a dipendenti, amministratori o collaboratori, spesso la prima idea è l’aumento in busta paga. Il problema è che ogni euro aggiunto allo stipendio viene colpito da imposte e contributi, aumentando il costo aziendale e riducendo il netto percepito dal lavoratore.
Vantaggio dei buoni pasto
Incrementare un aumento di stipendio con i buoni pasto genera un risparmio importante.
| Aumento in busta paga (Lordo) | Buoni pasto | |
| Costo per l’azienda | € 1.300 (stipendio + contributi INPS) | € 600 (solo costo buono) |
| Tasse a carico dipendente | € 300/400 (IRPEF + Contributi) | € 0 (Esentasse) |
| Netto in tasca al dipendente | € 600 – € 700 | € 600 |
| Vantaggio fiscale | Basso (cuneo fiscale alto) | Massimo (100% valore reale) |
Deducibilità e limiti 2026: elettronici vs cartacei
Scegliere sempre il formato elettronico aumenta il vantaggio fiscale per il collaboratore senza costi aggiuntivi per l’impresa.
- Buoni pasto elettronici (Card o App):
- esentasse per il dipendente fino a 10€ al giorno (soglia innalzata dalla Legge di Bilancio 2026);
- deducibili al 100% per l’azienda.
- Buoni pasto cartacei:
- esentasse per il dipendente fino a 4€ al giorno;
- deducibili al 100% per l’azienda.
Soggetti beneficiari: a chi spettano i buoni pasto?
| Categoria | Buoni pasto spettanti? | Condizioni principali |
|---|---|---|
| Dipendenti (full-time e part-time) | Sì | Spettano per ogni giornata lavorativa, anche senza pausa pranzo prevista |
| Amministratori e soci | Sì | Ammessi se nel rispetto dei limiti di deducibilità e con regolamento o delibera coerente |
| Smart working | Sì | Riconosciuti anche per il lavoro da remoto, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate |
Buoni pasto per partite IVA e ditte individuali (senza dipendenti): deducibilità e limiti 2026
Per i liberi professionisti e le ditte individuali che acquistano buoni per sé stessi, le regole cambiano:
- deducibilità costo: 75% della spesa;
- limite: fino a un massimo del 2% del fatturato annuo;
- detraibilità IVA: 100% (se inerente all’attività).
Perché utilizzare i buoni pasto?
I buoni pasto non sono solo un benefit per chi li riceve: sono uno degli strumenti più efficienti per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori senza aumentare il costo del lavoro.
Infatti, a differenza di un aumento salariale di pari importo, i buoni pasto entro i limiti previsti non sono tassati e non generano contributi previdenziali, mentre l’azienda può dedurre interamente il costo e detrarre l’IVA.
Il vantaggio in pratica
In pratica:
- il dipendente/amministratore riceve più netto in tasca;
- l’impresa sostiene un costo inferiore rispetto a un aumento in busta paga;
- il cuneo fiscale viene aggirato legalmente.
In più, i buoni pasto sono utilizzabili presso una vasta rete di esercenti (ristoranti, supermercati, bar, take-away e delivery) e offrono una flessibilità totale, molto superiore alla mensa aziendale tradizionale.
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FAQ buoni pasto: le risposte alle tue domande
Hanno diritto ai buoni pasto i lavoratori subordinati (sia full-time che part-time) e, su base volontaria, anche i collaboratori e lavoratori autonomi se previsti da regolamento aziendale. Non sono obbligatori per legge.
I buoni pasto si possono usare in bar, ristoranti, supermercati, gastronomie e negozi convenzionati. Sono validi solo per l’acquisto di alimenti e bevande pronti al consumo o generi alimentari.
Il dipendente riceve un buono per ogni giornata lavorativa, da usare per il pranzo. Il valore può essere cartaceo (max 4 € esenti) o elettronico (max 10 € esenti). Non costituiscono reddito da lavoro fino alla soglia di esenzione.
I buoni pasto non concorrono al reddito imponibile IRPEF fino a 4 € (cartacei) o 10 € (elettronici) al giorno. L’eccedenza è tassata come fringe benefit ordinario.
Il costo per l’azienda è pari al valore nominale del buono + IVA + commissioni (calmierate al 5% dal 2025). Il costo è interamente deducibile dal reddito d’impresa e non soggetto a contribuzione fino alla soglia esente.
L’azienda non è obbligata per legge a fornire buoni pasto, salvo che non sia previsto da contratti collettivi, accordi aziendali o regolamenti interni. È un benefit volontario, ma fiscalmente incentivato.
Per l’azienda, i buoni pasto sono un costo deducibile e un benefit esente da contributi fino alla soglia prevista. Sono gestiti tramite convenzioni con società emettitrici e rappresentano uno strumento di welfare efficace e fiscalmente efficiente.
Per il dipendente: tassati solo oltre i 4 € (cartacei) o 10 € (elettronici).
Per l’azienda: deducibili integralmente, con IVA detraibile solo per la parte imponibile.
Sì, la legge permette di cumulare fino a 8 buoni pasto per singola transazione (es. per fare la spesa al supermercato).
No, se rimangono entro la soglia di 10€ giornalieri non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente e non sono tassati in busta paga
Solo l’eccedenza viene tassata. Esempio: se dai un buono da 12€, solo 2€ verranno tassati in busta paga come fringe benefit.