Le tensioni internazionali in Medio Oriente rischiano di scatenare una nuova crisi energetica per le imprese italiane. Secondo l’analisi di Confcommercio, bar, ristoranti, alberghi e supermercati potrebbero subire rincari devastanti già nei prossimi mesi.
Il caro energia imprese torna prepotentemente al centro del dibattito economico italiano. A rilanciare l’allarme è Confcommercio, che il 14 marzo 2026 ha pubblicato un’analisi dettagliata su energia, mercati e competitività delle imprese del terziario, mettendo in guardia su scenari potenzialmente drammatici per commercio, ristorazione e turismo.
Il quadro di partenza è già pesante, anche senza ulteriori shock. Rispetto al 2019 — l’ultimo anno “normale” prima della pandemia e della successiva crisi energetica — le imprese del settore terziario pagano oggi l’elettricità in media il 28,8% in più e il gas il 70,4% in più. Una situazione che ha già eroso significativamente i margini di migliaia di attività in tutta Italia.
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Lo scenario peggiore: +13% sulla luce, +43% sul gas
Il fattore scatenante del nuovo allarme è la crescente instabilità geopolitica in Medio Oriente. Secondo Confcommercio, eventuali restrizioni al passaggio delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz — snodo cruciale per il trasporto di gas naturale liquefatto e petrolio — potrebbero far schizzare nuovamente i prezzi sui mercati internazionali.
L’organizzazione ha elaborato due scenari distinti:
- Scenario prudenziale: rincari medi del 4,3% per l’energia elettrica e del 3% per il gas
- Scenario critico: aumenti superiori al 13% per la luce e fino al 43% per il gas
Si tratta di percentuali che, sommate a costi già ben al di sopra dei livelli pre-crisi, rischierebbero di mettere in ginocchio numerose piccole e medie imprese, le meno attrezzate per assorbire questi colpi.
Chi pagherebbe di più: alberghi, supermercati, bar e ristoranti
L’analisi di Confcommercio stima in modo preciso l’impatto mensile per le principali categorie del commercio e dei servizi nel caso si verifichi lo scenario critico.
Alberghi e strutture ricettive sarebbero tra i più colpiti, con un aggravio stimato di circa 900 euro al mese per l’elettricità e di circa 1.000 euro al mese per il gas. Un incremento che, su base annua, si traduce in oltre 22.000 euro di costi aggiuntivi solo per l’energia.
Anche la grande distribuzione organizzata accuserebbe il colpo: per i supermercati l’incremento mensile stimato sarebbe di circa 700 euro per l’energia elettrica e 400 euro per il gas, con evidenti ripercussioni sui prezzi al consumo.
Rincari significativi riguarderebbero poi bar, ristoranti e negozi — tanto alimentari quanto non alimentari — con aumenti mensili compresi tra i 100 e i 300 euro per l’elettricità e tra i 200 e i 500 euro per il gas. Per attività che già operano con margini ridotti, questi numeri possono fare la differenza tra stare sul mercato e chiudere.
Le richieste di Confcommercio al governo
Di fronte a questo scenario, Confcommercio non si è limitata a descrivere il problema, ma ha avanzato al governo una serie di richieste concrete e urgenti.
In primo luogo, l’organizzazione chiede che le misure previste dal decreto bollette vengano applicate pienamente e tempestivamente, affiancandole con nuovi interventi capaci di incidere rapidamente sui costi aziendali.
Le priorità indicate sono:
- Tutela delle micro, piccole e medie imprese, identificate come le più vulnerabili alle oscillazioni dei mercati energetici
- Aggregazione della domanda energetica, per consentire anche alle realtà più piccole di accedere a contratti di lungo periodo per l’energia da fonti rinnovabili
- Semplificazione delle procedure per gli investimenti in efficienza energetica e per la diffusione delle rinnovabili distribuite
- Riduzione immediata degli oneri generali di sistema in bolletta
Le parole del presidente Carlo Sangalli sono nette: di fronte all’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, evitare un nuovo shock energetico per il sistema imprenditoriale italiano — e in particolare per le PMI — deve essere una priorità assoluta di politica economica.
Cosa possono fare oggi le imprese
In attesa che le misure governative prendano forma, le imprese non sono del tutto prive di strumenti. Alcune azioni concrete possono aiutare a contenere l’esposizione al rischio energetico:
- Analizzare il proprio contratto energetico e valutare il passaggio a tariffe a prezzo fisso o a contratti pluriennali
- Investire in efficienza energetica, sfruttando le agevolazioni fiscali ancora disponibili (come il credito d’imposta per beni strumentali)
- Valutare l’installazione di impianti fotovoltaici per ridurre la dipendenza dalla rete
- Monitorare le scadenze fiscali connesse ai costi energetici, in particolare per quanto riguarda le deduzioni e le detrazioni applicabili
Qual è la soluzione al caro energia imprese?
Il caro energia imprese non è un’emergenza alle porte: è già una realtà, con costi stabilmente più alti rispetto al periodo pre-pandemia. Lo scenario delineato da Confcommercio aggiunge un ulteriore livello di rischio che le imprese del commercio e dei servizi non possono permettersi di ignorare. Monitorare l’evoluzione dei mercati, ottimizzare i contratti e sfruttare ogni leva fiscale disponibile sono oggi scelte strategiche, non solo amministrative.
Fonti:
- Confcommercio — Analisi su energia, mercati e competitività delle imprese (marzo 2026)
- FIRSTonline — “Energia, l’allarme di Confcommercio: rincari fino al +13% sulla luce e +43% sul gas” (14 marzo 2026)
- ARERA — Aggiornamenti sulle tariffe energetiche
- GSE — Incentivi per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica
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