La tassazione del compenso dell’amministratore è uno degli elementi chiave nella gestione fiscale di una SRL. Conoscere l’impatto fiscale di quanto viene erogato all’amministratore permette non solo di ottimizzare il carico tributario dell’impresa, ma anche di pianificare con maggiore consapevolezza la gestione finanziaria aziendale. Magari, affiancarlo al compenso tradizionale anche strumenti come il welfare per amministratori, che permette di ridurre il carico fiscale in modo legale e mirato. Continua a leggere perché scoprirai cos’è il compenso dell’amministratore, come viene tassato e quanto l’azienda può dedurre per abbattere la tassazione della SRL.
Oppure, chiedi ora una consulenza gratuita.
Qual è la tassazione del compenso amministratore?
Cos’è il compenso amministratore?
Il compenso amministratore di SRL è la somma che viene riconosciuta a chi svolge funzioni gestionali e di rappresentanza all’interno della società. Non si tratta di uno stipendio da dipendente, ma di una remunerazione per la carica di amministratore. La sua determinazione non è automatica, ma deve essere deliberata secondo specifiche modalità previste dalla legge.
È obbligatorio erogare il compenso amministratore?
Il compenso dell’amministratore non è obbligatorio per legge. Abbiamo, infatti, anche l’amministratore senza compenso. Tuttavia, se viene deciso di remunerare l’amministratore, il compenso deve essere previsto e regolato. Può essere determinato:
- nello statuto societario, fissando l’importo o lasciando indicazioni generali;
- con delibera dell’assemblea dei soci, che stabilisce entità, modalità di pagamento e decorrenza.
In assenza di una delibera formale:
- l’amministratore potrebbe non avere diritto a ricevere alcun compenso;
- la somma erogata potrebbe non essere deducibile dal reddito d’impresa, con possibili conseguenze fiscali per la società.
Per questo, è fondamentale che la società deliberi attraverso apposita documentazione l’assegnazione del compenso, specificando tutti i dettagli, anche ai fini della corretta tassazione e deducibilità.
Come viene tassato il compenso amministratore
Il compenso percepito dall’amministratore di una SRL è soggetto a una specifica tassazione, che varia in base al suo inquadramento previdenziale e alla natura del rapporto con la società. Vediamo nel dettaglio i principali aspetti fiscali e contributivi del compenso amministratore.
Tassazione IRPEF per l’amministratore persona fisica
La tassazione del compenso dell’amministratore è regolata dall’articolo 50 del TUIR. L’articolo stabilisce che questi compensi sono assimilati ai redditi da lavoro dipendente.
Cosa significa in concreto?
L’amministratore sul compenso paga l’IRPEF per scaglioni e le relative addizionali (comunali e regionali).
A livello temporale, la tassazione segue il principio di cassa: il compenso viene tassato nell’anno in cui viene effettivamente incassato. Con un’eccezione importante: se il pagamento avviene entro il 12 gennaio dell’anno successivo, viene comunque considerato percepito nell’anno precedente. Questo meccanismo prende il nome di principio di cassa allargato.
Esempio tassazione compenso amministratore
Vediamo come funziona con un esempio:
- se il compenso viene pagato entro il 12 gennaio 2025, sarà comunque tassato nel reddito del 2024.
- se invece il compenso viene pagato dopo il 12 gennaio 2025, concorrerà a formare il reddito del 2025.
Questa regola consente, entro certi limiti, di gestire il momento della tassazione e ottimizzare il carico fiscale dell’amministratore, con un minimo di pianificazione.
Contribuzione INPS compenso amministratore
Oltre alla tassazione IRPEF, sul compenso amministratore va considerato anche il versamento dei contributi previdenziali. La contribuzione INPS del compenso dipende dalla posizione personale dell’amministratore:
- aliquota al 35,03% (Gestione Separata INPS): si applica se l’amministratore non ha altre coperture previdenziali obbligatorie. In questo caso, deve iscriversi alla Gestione Separata e versare l’intero contributo.
- aliquota al 24%: si applica se l’amministratore ha già un’altra posizione previdenziale attiva (ad esempio come artigiano o commerciante).
I contributi sono versati per 2/3 dalla società e per 1/3 a carico dell’amministratore.
Deducibilità del compenso amministratore
Il compenso corrisposto all’amministratore rappresenta un costo deducibile dal reddito d’impresa nell’anno d’imposta in cui sono maturati indipendentemente dalla manifestazione finanziaria (ossia dal pagamento). Ciò significa che può essere utilizzato dalla società per ridurre l’imponibile IRES (24%) ma non per abbattere l’IRAP. Il compenso all’amministratore, infatti, non è deducibile IRAP (in quanto si qualifica come costo per compensi a soggetti assimilati a quelli di lavoro dipendente).
La deducibilità è condizionata a specifici requisiti:
- previsto dallo statuto o deliberato dall’assemblea dei soci;
- effettivamente corrisposto e documentato (tramite bonifico);
- risultare da una delibera formale che stabilisce l’importo e la periodicità del pagamento.
La mancanza di questi elementi potrebbe indurre l’Agenzia delle Entrate a non riconoscere la deducibilità del compenso come costo aziendale.
Esempio deducibilità compenso
Anche per l’azienda, la deducibilità del compenso dell’amministratore segue il principio di cassa, con una regola precisa legata alla data del pagamento. Ecco come funziona in concreto:
- se i compensi maturati nel 2024 vengono pagati entro il 12 gennaio 2025, sono deducibili nel bilancio 2024 (quindi nel Modello Redditi 2025);
- se invece i compensi maturati nel 2024 vengono pagati dopo il 12 gennaio 2025, saranno deducibili nel 2025 (quindi nel Modello Redditi 2026).
Questa distinzione, se non gestita con attenzione, può portare a errori nella deduzione e quindi a rilievi in fase di controllo.
Gestire il compenso in modo corretto fa la differenza
La tassazione del compenso dell’amministratore è tutt’altro che leggera. Tra IRPEF, addizionali e contributi INPS, il carico fiscale può diventare molto elevato, arrivando a superare il 50% del compenso lordo.
Eppure, esistono alternative legali e più efficienti per ridurre la tassazione, come ad esempio l’uso del welfare per amministratori, che consente di affiancare al compenso tradizionale forme di retribuzione esenti da imposte e contributi.
Gestire correttamente il compenso dell’amministratore è fondamentale. Il primo passo per trasformarlo in uno strumento di pianificazione fiscale sicura ed efficace è affidarsi a professionisti esperti.
Iscriviti gratuitamente a Tax Insight e ricevi ogni mese nella tua casella email:
- Strategie per ridurre il carico fiscale
- Consigli pratici di pianificazione patrimoniale
- Aggiornamenti normativi e fiscali utili per la tua azienda
Non perdere l’occasione di trasformare le regole fiscali in un vantaggio competitivo.
FAQ tassazione compenso: le risposte alle tue domande
Il compenso dell’amministratore è classificato come reddito assimilato a quello da lavoro dipendente. Questo significa che è soggetto all’IRPEF, con aliquote progressive in base agli scaglioni di reddito. Le aliquote variano dal 23% al 43%, a seconda dell’ammontare del reddito imponibile.
L’aliquota è del 35,03% se l’amministratore non ha altre coperture previdenziali obbligatorie e deve iscriversi alla Gestione Separata. Se invece ha già una posizione previdenziale attiva, come artigiano o commerciante, l’aliquota scende al 24%.
Il carico fiscale sul compenso dell’amministratore, tra IRPEF, addizionali e contributi INPS, può superare il 50%. Tuttavia, esistono soluzioni legali come il welfare per amministratori, che permette di integrare il compenso con forme di retribuzione esenti da imposte e contributi, riducendo così la tassazione.
Leggi anche: