Dichiarazione d’intento: cos’è e a cosa serve

La dichiarazione d’intento è una comunicazione che l’esportatore abituale deve fare per beneficiare dell’esenzione dell’IVA. Permette di acquistare beni e servizi senza applicazione dell’imposta, a patto che vengano utilizzati per le proprie esportazioni. Continua a leggere questo articolo dove esploreremo tutto ciò che c’è da sapere su questo documento fondamentale per gli esportatori abituali.

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Cos’è la dichiarazione d’intento

Il sistema fiscale italiano è abbastanza spinoso e burocraticamente complesso: sono tanti gli adempimenti da dover soddisfare per essere in regola con il Fisco.

La dichiarazione d’intento rappresenta uno dei tanti ma, a differenza di molti altri, può risultare molto vantaggiosa per l’impresa. La dichiarazione non è altro che un documento attraverso il quale, l’impresa che esporta abitualmente all’estero, dichiara di essere in possesso dei requisiti per acquistare beni senza assolvere l’IVA al fornitore.

In altre parole, parliamo di una comunicazione formale con cui l’esportatore abituale dichiara all’Agenzia delle Entrate l’intenzione di esportare i beni e servizi acquistati. In questo modo, non deve applicare l’IVA sugli acquisti, ottenendo un notevole vantaggio economico.

La dichiarazione deve essere presentata dai cosiddetti esportatori abituali. Si tratta di quelle imprese che, nell’anno precedente, hanno effettuato cessioni all’estero (esportazioni, operazioni assimilate alle esportazioni e cessioni intracomunitarie) per un volume superiore al 10% del volume d’affari.

Attraverso questa comunicazione, questi operatori, possono beneficiare di due vantaggi: 

  • acquistare beni e servizi senza dover pagare l’IVA (nei limiti delle operazioni attive registrate nel periodo di riferimento); 
  • avere maggiore fluidità della gestione finanziaria: l’impresa non deve attendere il rimborso dell’IVAsugli acquisti effettuati, con un conseguente miglioramento del flusso di cassa.

Due benefici molto importanti nella gestione di un’azienda.

Qual è il modulo per la dichiarazione

La dichiarazione d’intenti deve essere effettuata utilizzando un preciso modulo fornito direttamente dall’Agenzia delle Entrata. Il modulo è suddiviso in due parti.

Nella prima parte, il frontespizio, devono essere indicati i seguenti dati:

  • dati anagrafici dell’esportatore abituale;
  • dati relativi ai beni e servizi che si presumono di esportare;
  • Paesi di destinazione dei beni e servizi.

Nella seconda parte, il quadro A, vanno riportati i dati delle operazioni che concorrono alla formazione del plafond (massimo delle cessioni all’esportazione e operazioni assimilate fatte dal soggetto nell’anno precedente). Questo valore determina la possibilità di richiedere l’esenzione dall’IVA su acquisti e importazioni di beni e servizi entro tale limite.

La presentazione della comunicazione può essere fatta in qualsiasi momento o prima dell’effettuazione delle operazioni per le quali si intende richiedere la non imponibilità IVA. Tuttavia, per beneficiare della non imponibilità dell’IVA dal primo giorno fiscale dell’anno, è preferibile presentarla entro il 22 dicembre dell’anno precedente. 

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Quali sono le ultime novità sul tema

Negli anni, la dichiarazione d’intento si è evoluta. Le ultime novità, a partire dal 2020, introdotte dal Decreto Crescita sono le seguenti:

  • l’esportatore abituale non ha più l’obbligo di consegnare la lettera d’intento ai propri fornitori. Per usufruire dell’esenzione IVA è sufficiente il solo invio all’Agenzia delle Entrate (che rilascia apposita ricevuta);
  • la dichiarazione può riguardare più operazioni. L’esportatore con una singola dichiarazione può indicare tutti gli acquisti che intende effettuare presso un determinato fornitore in un dato periodo di tempo, e per i quali intende applicare il regime di non imponibilità IVA;
  • niente più dichiarazione in duplice copia. Cade l’obbligo di effettuare due dichiarazioni, di numerarle progressivamente sia dal dichiarante che dal fornitore e annotare in un apposito registro;
  • fatture anche in attesa del ricevimento della ricevuta dell’Agenzia. Possibilità di emettere fatture in regime di non imponibilità IVA sugli acquisti fin dal momento della presentazione della dichiarazione d’intento.

Le novità introdotte hanno l’obiettivo di semplificare gli adempimenti per gli esportatori abituali in regola, ma allo stesso tempo di rafforzare i controlli e la tutela del Fisco.

Tra le varie novità segnaliamo, inoltre, quella introdotta dalla Legge di Bilancio 2021: non può essere riconosciuta la possibilità di utilizzare la dichiarazione d’intento nel caso in cui venga disconosciuto lo status di esportatore abituale

Dichiarazione d’intento e sanzioni

Come succede per le fatture false, ad esempio, l’errata dichiarazione o la mancata presentazione comporta l’applicazione di sanzioni amministrative. 

È sanzionato il cedente o prestatore che ha effettuato cessione senza aver prima inviato per via telematica la dichiarazione. La sanzione prevista varia dal 100 al 200% dell’imposta.

Una dichiarazione di vantaggio economico

L’agevolazione è riservata esclusivamente agli esportatori abituali: chi esporta solo occasionalmente non può beneficiare dell’esenzione IVA. Si tratta di un vantaggio significativo, soprattutto considerando la complessità fiscale a cui siamo abituati. Anche il Fisco, in questo caso, mostra un atteggiamento favorevole verso le imprese.

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FAQ dichiarazione d’intento: le risposte alle tue domande

Che cos’è la dichiarazione d’intento?

La dichiarazione d’intento è un documento che un esportatore abituale (cioè un’azienda che effettua abitualmente operazioni di esportazione) invia telematicamente all’Agenzia delle Entrate per poter acquistare beni o servizi senza applicazione dell’IVA, nel rispetto dei limiti del proprio “plafond”.

Chi può emettere una dichiarazione d’intento e a quali condizioni?

Possono emettere la dichiarazione d’intento solo gli “esportatori abituali”, ovvero soggetti che nell’anno solare precedente (o nei dodici mesi precedenti) hanno effettuato esportazioni o altre operazioni assimilate (non imponibili IVA) per un ammontare superiore al 10% del loro volume d’affari complessivo.

Qual è lo scopo principale della dichiarazione d’intento per le aziende?

Lo scopo principale è consentire all’esportatore abituale di acquistare beni e servizi dai propri fornitori italiani o di ricevere prestazioni di servizi senza dover versare l’IVA. Questo migliora la gestione della liquidità dell’azienda, evitando di dover versare l’imposta per poi chiederne il rimborso.

Cosa deve fare il fornitore quando riceve una dichiarazione d’intento da un cliente?

Il fornitore, una volta ricevuta la dichiarazione d’intento, deve verificarne la validità e la regolarità (tramite il numero di protocollo di ricezione telematica rilasciato dall’Agenzia delle Entrate). Solo dopo questa verifica potrà emettere fattura senza applicare l’IVA, indicando gli estremi della dichiarazione d’intento ricevuta.

Quali sono le conseguenze in caso di uso improprio o di irregolarità della dichiarazione d’intento?

L’uso improprio o irregolare della dichiarazione d’intento può comportare gravi sanzioni sia per l’esportatore abituale (che l’ha emessa senza averne i requisiti o per un importo superiore al plafond disponibile) sia per il fornitore (che ha emesso fatture senza IVA senza aver verificato la regolarità della dichiarazione). Le sanzioni possono essere sia di natura amministrativa che penale.

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