Dal 1° gennaio 2026, la tassazione sui premi di produzione scende drasticamente dal 5% all’1%, con un tetto massimo agevolabile che sale a 5.000 euro annui.
Questa misura della Legge di Bilancio 2026 trasforma i premi di risultato nello strumento più vantaggioso per aumentare il netto dei dipendenti e incentivarli senza pesare sui costi aziendali. Continua a leggere, in questa guida aggiornata vedremo come applicare l’imposta sostitutiva dell’1%, quali sono i limiti di reddito (80.000€) e perché conviene all’azienda.
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Come viene tassato il premio produttività?
Cos’è il premio produzione
Il premio di produzione, detto anche premio di risultato o premio produttività, è un compenso aggiuntivo erogato dall’azienda ai dipendenti come incentivo economico collegato alla performance. Non si tratta quindi di una voce fissa della retribuzione, ma di un beneficio variabile legato al raggiungimento di specifici obiettivi aziendali.
A cosa serve il premio di produzione
Serve a motivare e allineare gli interessi dei dipendenti con quelli dell’impresa. Quando il personale contribuisce a migliorare vendite, margini, qualità o efficienza, l’azienda riconosce una quota del valore generato sotto forma di premio.
Può essere agganciato a obiettivi come:
- incremento delle vendite;
- riduzione dei costi;
- miglioramento dei tempi di produzione;
- miglioramento della qualità del servizio;
- aumento degli indicatori di produttività interna.
Rispetto a un semplice aumento dello stipendio, il premio risulta meno costoso per l’azienda e più conveniente per il dipendente, grazie al regime fiscale agevolato.
Perché l’azienda deve utilizzalo nel 2026
Utilizzare il premio di risultato per l’azienda significa:
- maggiore motivazione dei dipendenti;
- maggiore fidelizzazione e riduzione turnover;
- maggiore attrattività per nuovi talenti.
Oltre a questi vantaggi, il premio di risultato è conveniente anche sotto il profilo fiscale. È possibile, infatti, beneficiare di una tassazione agevolata rispetto a un normale aumento in busta paga.
Come viene tassato il premio produttività nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 rafforza ulteriormente l’utilizzo del premio di produttività rispetto a quanto previsto per il 2025. Infatti, per il biennio 2026–2027 vengono introdotte due novità fiscali molto rilevanti per le imprese che vogliono usare il premio produttività come leva incentivante:
- aliquota sostitutiva all’1%;
- innalzamento del limite agevolato a 5.000 €.
L’obiettivo è ridurre la tassazione del premio di produzione, rendendo lo strumento più conveniente rispetto a un normale aumento di stipendio.
Requisito del reddito massimo
L’agevolazione non è aperta a tutti indistintamente:
- può essere applicata solo ai lavoratori con reddito da lavoro dipendente (o assimilato) fino a 80.000 € annui, verificati nell’anno precedente all’erogazione.
Premio sì, rimborsi no
Il beneficio fiscale riguarda specificamente i premi produttività e non si estende a tutti i benefit o rimborsi. In particolare:
- i premi devono seguire un procedimento normativo preciso;
- non rientrano nel perimetro i rimborsi aziendali erogati a scelta del datore di lavoro che possono essere esclusi dal reddito tramite altri regimi.
Criteri oggettivi e verificabili
Il premio deve essere collegato a risultati misurabili, definiti secondo i criteri del Decreto interministeriale 25 marzo 2016:
- incremento della produttività;
- miglioramento della redditività;
- qualità del prodotto/servizio;
- efficienza organizzativa;
- innovazione.
La verifica deve poter essere documentata.
Accordo sindacale obbligatorio
L’applicazione dell’aliquota sostitutiva all’1% è possibile solo se il premio deriva da:
- contratto aziendale
- oppure contratto territoriale
stipulato con sindacati rappresentativi (RSA, RSU o associazioni comparativamente più rappresentative) e regolarmente depositato presso il Ministero del Lavoro.
Premi di risultato – Regime attuale vs. novità 2026
| Voce | Regime attuale | Nuovo regime 2026 | Note operative |
|---|---|---|---|
| Aliquota imposta sostitutiva | 5% | 1% | Valida per premi legati a obiettivi di produttività e per quote utili |
| Soglia annua agevolabile | 3.000 € (4.000 € con coinvolgimento paritetico) | 5.000 € | Limite riferito alle somme corrisposte al raggiungimento dei risultati |
| Condizioni di applicazione | Previsti dalla contrattazione di secondo livello + obiettivi verificabili | Invariato | Necessario accordo che definisca obiettivi, misurazione e verifica |
Esempio reale: 1.000€ di premio nel 2026
Immaginiamo che la tua azienda eroghi un premio di risultato di 1.000€ lordi.
| Voce di costo / beneficio | Premio ordinario (IRPEF 33%) | Premio agevolato (TAX 1%) |
| Premio lordo | 1.000,00€ | 1.000,00€ |
| Contributi INPS azienda (24%) | + 240,00 € | + 240,00 € |
| COSTO TOTALE AZIENDA | 1.240,00€ | 1.240,00€ |
| Contributi INPS dip. (9,19%) | -91,90€ | -91,90€ |
| Tasse (IRPEF vs sostitutiva) | – 299,67 € (33%) | – 10,00 € (1%) |
| NETTO AL DIPENDENTE | 608,43€ | 898,10€ |
| Efficienza fiscale (netto/costo) | 49% | 72% |
Vantaggio del premio
Per garantire lo stesso netto in busta paga con uno stipendio normale, l’azienda dovrebbe sostenere un costo quasi raddoppiato. Grazie al premio produzione, invece, nel 2026, si riduce drasticamente il cuneo fiscale massimizzando il potere d’acquisto dei tuoi collaboratori.
Un vantaggio fiscale da sfruttare
Con la nuova tassazione del premio di produzione all’1%, l’utilizzo dei premi di produzione rappresenta un’opportunità significativa per le aziende e i lavoratori. Non solo aiuta a incentivare la produttività dei tuoi dipendenti, ma permette anche di ottenere risparmi significativi sulle tasse aziendali.
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FAQ tassazione premi di risultato: le risposte alle tue domande
Il premio di produzione viene erogato in denaro e riportato in busta paga in modo separato rispetto al regolare stipendio. La somma di denaro viene data al dipendente al raggiungimento di un determinato obiettivo aziendale.
Nel 2026 l’aliquota è dell’1% per premi fino a 5.000 euro lordi, a patto che il lavoratore non abbia superato gli 80.000 euro di reddito nell’anno precedente.
Sì. Anche se la tassa all’1% è bassissima, la conversione in Welfare (buoni spesa, rimborsi, sanità) rimane conveniente perché azzera anche i contributi INPS a carico del dipendente (circa il 9%).