Welfare aziendale: esempi pratici di tassazione e convenienza

Oltre 1/3 dello stipendio erogato al dipendente viene speso in beni e servizi, non rimane nelle sue tasche. Se ti dicessero che questi beni o servizi possono essere comprati dall’azienda attraverso il welfare aziendale e utilizzati per beneficiare di numerosi vantaggi fiscali e non, vorresti usufruirne?

Oggi vedremo alcuni esempi di welfare aziendale e, analizzando la tassazione dei benefit, valuteremo assieme la convenienza o meno di questo strumento di abbattimento del costo del lavoro.

Continua a leggere per scoprire di più, oppure, chiedi ora una consulenza gratuita.

Richiedi la tua prima
consulenza gratuita

Welfare aziendale: esempi di benfit da erogare

Il welfare aziendale è uno strumento di remunerazione alternativo/complementare alla normale retribuzione. In pratica, attraverso delle iniziative di welfare aziendale, è l’azienda che compra i beni e servizi per il dipendente. In un secondo momento, poi, li eroga a quest’ultimi senza che, loro, utilizzano il loro stipendio per acquisirli.

I beni e servizi comprati sono esenti contributivamente e fiscalmente e si integrano alla normale retribuzione oltre i minimi contrattuali. I vantaggi del welfare aziendale sono così facilmente riassumibili in:

  • meno costo del lavoro;
  • maggiore liquidità;
  • più produttività.

Leggi di più: Welfare aziendale: come ridurre il costo del lavoro per aumentare la liquidità e la produttività

Detto ciò, quali sono questi beni? 

Tra tutti i benefit di seguito trovi alcuni esempi di welfare aziendale, per il dipendente e per la famiglia, che ti permettono di ridurre il costo del lavoro:

  • buoni acquisto, pasto, carburante e per i trasporti;
  • agevolazioni per i mutui;
  • asili nido e scuola materna;
  • piani assicurativi e previdenziali;
  • corsi di formazione, scolastici e di lingue;
  • sport come abbonamenti a piscine e palestre;
  • assistenza medico-sanitaria integrativa
  • libri scolastici;
  • viaggi e biglietti per cinema, teatro, musei.

Nella pratica, la scelta dei benefici da erogare, viene fatta dopo un’attenta analisi delle esigenze dei dipendenti, onde evitare di acquisire beni che non verranno mai erogati perché poco apprezzati.

Leggi anche: 4 passi per realizzare un piano welfare aziendale fiscalmente inattaccabile

Questi, infatti, sono solo i benefit aziendale più apprezzati dai dipendenti. Di conseguenza sono quelli che nei piani welfare aziendali sono sempre presenti. Ma vi è una vasta gamma di benefit aziendali che possono essere comprati e poi erogati al dipendente che li sfrutterà per sé e per la propria famiglia.

Iscriviti alla
newsletter TAX INSIGHT

Welfare aziendale: esempi di tassazione e convenienza

Il welfare aziendale ha sicuramente finalità sociale – migliora la vita del dipendente e il clima aziendale – ma anche monetaria. Infatti, grazie alle iniziative di welfare aziendale, l’azienda può abbattere sensibilmente il costo del lavoro e aumentare la propria liquidità. 

Per percepire meglio il reale vantaggio in termini monetari, facciamo un esempio di tassazione del welfare aziendale. Supponiamo tu voglia dare un bonus di 1.000 euro al tuo dipendente per l’impegno profuso in azienda. Su questi 1.000 euro:

  • 380 euro è il contributo a carico dell’azienda;
  • 245 euro la tassazione;
  • 663 euro il netto al dipendente.

Totale a carico dell’azienda? 1.380 euro.

Se invece si trattasse di premio produttività la cifra a carico dell’azienda sarebbe la stessa, cioè 1.380 euro. A cambiare sarebbe:

  • il netto al dipendente: invece di 663 euro, sarebbe di 817 euro;
  • la tassazione: invece di 245 euro, in questo caso sarebbe di soli 91 euro.

Se lo stesso bonus venisse dato in benfit aziendale avremmo:

  • 1.000 euro di bonus in beni e servizi;
  • 1.000 euro di valore netto al dipendente.

Totale a carico dell’azienda? 1.000 euro. Importo che, come vedi, non viene “sporcato” da nessuna imposta o contributo. 

Un vantaggio per tagliare il costo del lavoro

Un vantaggio considerevole, se pensiamo all’erogazione del bonus senza alcun piano welfare. E questo è solo un esempio di welfare aziendale in busta paga, ma ne potremmo fare anche altri per farti capire ancora meglio il beneficio che può dare l’utilizzo di questo strumento.

Leggi anche: Cuneo fiscale +15% rispetto UE: come tagliare il costo del lavoro?

Il costo del lavoro è elevato, lo sappiamo. Ma sappiamo anche che, le strategie per abbatterlo, ci sono: devi solo conoscerle e saperle interpretare. Infatti, l’attivazione del  piano di welfare aziendale, che sia esente contributivamente e fiscalmente, deve seguire seguire determinati requisiti

Se non rispettati, sarai costretto a subire tutte le conseguenze negative del caso. Pensiamo ad esempio ai contributi in più che dovrai versare e che, prima, non hai fatto perché sicuro di aver utilizzato lo strumento giusto. Oppure aver perso tutto l’investimento in piano welfare perché non più utilizzabile.

Dunque, bisogna conoscere le strategie per ridurre il costo del lavoro, o anche il peso del Fisco in generale (più del 60% dell’utile prodotto va in tasse: fonte Unimpresa). Allo stesso tempo, occorre saperle applicare seguendo tutto il dettato normativo per non essere oggetto di sanzioni. 

Purtroppo, tutti hanno conoscenze, ma pochi sono quelli che sanno applicare queste strategie di risparmio fiscale, come può essere il welfare aziendale, sia per mancanza di tempo materiale (numerosi adempimenti) sia per i continui cambiamenti normativi.

Iscriviti a Tax Insight, la newsletter gratuita che ogni mese ti aggiorna con strategie, strumenti e novità fiscali pensate per far crescere la tua impresa in modo sicuro ed efficiente.

Iscriviti alla
newsletter TAX INSIGHT

Condividi l'articolo

Richiedi la tua prima
consulenza gratuita

Potrebbe interessarti anche